MENU
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER
Mongolia – Il festival delle aquile
Partenza 2 - 14 Ottobre 2018

Minimo 10 partecipanti
da 3.750,00 EUR


Un viaggio-spedizione sotto cieli di rara vastità tra genti forgiate dal freddo e dal cuore nomade, in mezzo a pastori e aquile che in simbiosi danno frutto ad uno stile di vita che è insieme rito e arte.

Un viaggio che ci regala un contatto diretto con una natura e uomini che ci riempiranno di tante semplici e forti emozioni, legate a panorami spesso “vuoti”, ma stracolmi di eventi da ricordare.

La Mongolia è il Paese delle grandi foreste di larici, dei fiumi, dei laghi, delle cime innevate, delle steppe senza fine, degli spazi infiniti, del cielo blu percorso da bianche nuvole…

 

Questo viaggio si concentra nella regione di Bayan-Olgii, una delle regioni più affascinanti della Mongolia, al confine con Russia, Cina e Kazakistan. E’ proprio dal Kazakistan che sono arrivati i pastori che la popolano per il 90%. Il paesaggio è dominato dalla catena montuosa degli Altai, che si estendono per oltre 600 chilometri in un alternarsi di piccole colline, laghi blu, ghiacciai, pareti a strapiombo e picchi di oltre 4.000 metri, eternamente incappucciati di neve.

Da generazioni, in questa regione, i pastori kazaki si esercitano nei mesi autunnali e invernali in battute di caccia con l’aquila. La parola Khazakh significa “uomo libero”. Imbottiti in pesanti cappotti, si avventurano a cavallo per le vallate boscose della catena dei monti Altai, tenendo sull’avambraccio destro aquile addestrate dalla vista acutissima. I pastori se ne prendono cura fin da piccole nutrendole e parlando loro perché memorizzino il tono di voce del padrone. Dopo la prima neve, a piccoli gruppi, i cacciatori, indossati i copricapo di pelliccia, passano anche intere giornate tra i monti sfidando i rigori del freddo per catturare prede dal pelo morbido e folto. Poi sono di nuovo il fuoco e il calore delle loro ger ad accoglierli al ritorno coi trofei di caccia tra le mani.

E una volta l’anno, in nome di quest’antica usanza, si ritrovano a decine, inseparabili dai loro animali ad ali spiegate, per celebrare per due giorni questa tradizione della loro cultura che è al contempo prova di abilità e destrezza.

Da ogni parte della regione i cacciatori convergono nei loro abiti tradizionali, e mentre si avvicinano al galoppo al campo di gara è tutto un balenare di cappelli rossi sugli abiti scuri. Quando scendono da cavallo, reggendo l’aquila sul braccio avvolto da una spessa guaina di pelle, lo spettacolo è identico a quello che ha descritto Marco Polo. A quei tempi la caccia con l’aquila era praticata dai regnanti come esibizione di potere; migliaia di falconieri accompagnavano il Kublai Khan per la caccia alla selvaggina minuta.

La gara si svolge con prove di abilità e velocità. E’ un compito difficilissimo addestrare le aquile e ogni proprietario è giustamente orgoglioso di mostrare la propria agli spettatori. Sarà per molti la prima occasione di osservare da vicino, addirittura accarezzare, questa maestosa signora dei cieli; per tutti sarò l’occasione di vivere la caccia in un’atmosfera emozionante e appassionante, insieme alla popolazione locale che assiste in modo massiccio alla gara.

Come tutti i viaggi in regioni remote, a contatto con popolazioni nomadi che perpetuano gelosamente le loro tradizioni, è necessaria una buona dose di spirito di adattamento.

In Mongolia le infrastrutture turistiche, fatta eccezione per la capitale Ulaanbaatar, sono scarse. Diremo di più, qualsiasi tipo di infrastruttura è inesistente, non solo quelle turistiche. Non esistono alberghi, ristoranti, pullman granturismo, ma non esistono neppure le strade come noi le intendiamo (sono dei veri sentieri sterrati, ottimi se non piove, ma può piovere…), aeroporti (anche qui piste in terra battuta), tanto meno si vedono ospedali, centrali elettriche o altri segni del XX° secolo, seppur anche questo angolo di mondo stia cambiando.

La regione di confine degli Altai, dove ci rechiamo, presenta infrastrutture ancora più scarse di altre regioni mongole più frequentate dai turisti.

Nella zona di Olgii si dorme in ger (dette anche yurte), le tipiche abitazioni dei nomadi della steppa dell’Asia Centrale. Assomigliano più a vere e proprie abitazioni che a delle tende perché hanno la struttura in legno e sono ricoperte di feltro, si sta comodamente in piedi e sono dotate di letti con materassi, piumini e lenzuola. Sono generalmente pulite, hanno i servizi in comune, ma permettono di assaporare fino in fondo l’atmosfera e la cultura dei nomadi.

Al di fuori di Olgii,  dove non vi sono campi di ger attrezzati, si dorme in ger messe a disposizione dai locali (la singola non è garantita) o in campi mobili allestiti con tende di tipo igloo con materassini in propilene (spessore di 2 cm), mentre i pasti sono preparati dallo staff locale.

Ogni partecipante deve munirsi del proprio sacco a pelo (ne consigliamo uno pesante perché le temperature possono scendere di notte sotto gli 0°C).

 

Un viaggio per molti, ma non per tutti. Chi si appresta a effettuare questo viaggio è un amante del contatto con la natura selvaggia e primitiva ed è pronto a confrontarsi con una cultura molto lontana dalla nostra.

 

 

Se desideri ricevere il programma del viaggio contattaci

VAI A TUTTI I VIAGGI CON L´ESPERTO